venerdì 23 dicembre 2011

2011, The Sound Beyond The Crisis



La musica degli ultimi anni è stata semplicemente il prodotto perfetto di un mondo che non è più capace di riprodursi, ma solo di autoclonarsi. Non sembra più in grado di rigenerarsi, ma solo di espandersi istericamente e in modo incontrollato. Ma attenzione questo non è un giudizio di condanna, perchè la musica, a differenza del mondo, è diventata anche patrimonio comune, un enorme bacino a disposizione di tutti.
Il problema è che in questa iperproduzione a volte si tende a sentire solo chi tende ad espandere e perfezionare la facilità di ascolto e di fruizione e non chi è interessato a cambiare ed evolversi.
Forse quello che a noi sembra pare un appiattimento è invece il lento formarsi di un'altra percezione del tempo, una percezione combinatoria e non lineare. Forse il suono sta diventando capace di concepire contemporaneamente diversi piani dell'esperienza, passata, presente e futura e di convivere con apparati tecnologici ipercomplessi e iperveloci, insomma di avere una percezione non storica della temporalità.
Forse la cosidetta “retromania” nasce da questi inevitabili processi e da questa infinita produzione derivata dall'avere a disposizione l'intera storia sonora da modificare a piacere.

Da questo desertoceano partono però mille rivoli che vale la pena di seguire con emozione e passione, ed è quello che Diserzioni tenta di fare.
Anche in questo 2011 ci sono stati suoni di fremente intensità, sensazioni confliggenti di grandezza e desolazione, slanci futuristici e danze di fantasmi.
Per quanto mi riguarda il suono dell'anno della crisi è quello del ribollire dei bassi sullo sfondo con quelle voci fantasmatiche che compaiono/scompaiono in mezzo a quel territorio infinito e instabile, che è il sound attuale.
Semplicemente un modo per seppellire in un mare di bassi e al contempo far fiorire in superficie inquietudini che attraversano questi tempi di crisi. A dar man forte a questo avvincente dualismo istintivo ci sono le atmosfere perennemente cupe presenti nei pezzi, e le vibranti “vocal weirdness” che emergono timidamente in superficie. Sono voci in equilibrio precario mentre tutto intorno traballa, ma che sanno farsi accumulo, farsi forma che muove e si muove.

…. Ci sono momenti poi in cui il mal di mare è talmente forte che si sente il bisogno di un ritrarsi, di un movimento di sottrazione dal rumore di fondo. In alcuni momenti c'è bisogno di creare le condizioni per l'ascolto del silenzio, ed allora ci vengono in soccorso le sconfinate distese ambientali, ma questo è “suono che va oltre il tempo della crisi”.

10 Album
Desolate: The Invisible Insurrection
Clams Casino - Instrumental
Volon flex: Tramp
Integral: The Past Is My Shadow
Arc: Wire Migraine
Balam Acab: Wander - Wonder
Leyland Kirby: Eager To Tear Apart The Stars
Bvdub: All release 2011
Swarms: Old Raves End
Silent Strike: Instrumentals

5 Tracks
Every Silver Lining Has A Cloud: A Stolen Life
Blackfield: Dissolving With The Night
Chelsea Wolfe: Benjamin
The Secret Life of the Black Suit: Immagine Nascosta
Pallers: Nights

venerdì 16 dicembre 2011

Domenica 18 dicembre: Suoni sotto la via lattea


Suoni solcano l’oscurità della notte
con una luminosità attutita e morbida
cullando chi si affanna a seguire la loro immensa scia

Suoni solcano l'oscurità della notte
e la mente si perde ad immaginarne il percorso
alterando la nostra  percezione di infinito

Tearwave: Under A Milky Way
Hammock/ Steve Kilbey/ Timebandit Powles:  Parkers Chapel
Mint Julep: Stay
Memoryhouse:  Sleep Patterns
Eleventh Floor Records: Stellar
Ghost Bike: Time Everything Man Nothing
Borealis:  Wandering Atrial
Obfusc: Our Signals Coalesce
Tycho: Dive
Immanu El: To The Ocean

venerdì 9 dicembre 2011

Domenica 11 dicembre: Vibrante cosmo


Un Ribollire oscuro di bassi
che s'allargano a macchia d'olio
prima d'aprirsi in melodiche pulsioni
che sembrano provenire da un vibrante cosmo
da esplorare con profonda emozione

Kazi Ploae - Investigatii ( Silent Strike Instrumental )
Volon flex: Unfeeling
Anstam: To All The Voices
Shakleton & Pinch: Monks On The Rum
Sepalcure: Carrot Man
Machinedrums: Where Did We Go Wrong
Sully: Trust
Floating points: Sais
The Fear Ratio: Guv 1
Raime: Told And Collapsed
Arc: Neptune

venerdì 2 dicembre 2011

Domenica 4 dicembre: Rumore bianco

Quella notte sentii un nuovo suono
Lento, inaspettato, capace di mascherare le cose che conosciamo
Lo ascolto cambiare il paesaggio,
Lo sento mentre  scende, senza sapere dove andrà a finire.
Lo percepisco, lo seguo ma non riesco a distinguerlo
in questa bianca invasione  di impercettibili rumori

Stormloop:  Snowbound
Bvdub: This Place Has Only Known Sadness
Murya: Snowfield
Shigeto: New Light
Jacaszek: Dare Gale
Andrew Thomas: Black Sky Bright Sun
Arc Of Doves: I Remember When
Aun: Phantom
Vladislav Delay: Levite
Woob: To The City

martedì 29 novembre 2011

Vincere la paura del contagio

 The way of sound
 Nel mediascape, nelle elite economiche e finanziarie domina la paura del contagio.
Ora soprattutto quello della crisi economica, ma prima c'erano stati altri contagi, altri elementi estranei da evitare.
Ma il bacillo più pericoloso da sempre è quello delle idee, quello culturale, quello che attecchendo cambia il soggetto arrivando a modificarne la visione del mondo.
Occupandomi di musica, che da sempre è fatta di contaminazioni, non posso che provare un certo fastidio.
Nel suono attuale poi la disposizione al contagio è totale, la versione definitiva e unica di un brano non esiste più, ed è normale che un pezzo abbia svariate versioni.
Uno dei gruppi pop per eccellenza, i Radiohead, ha pubblicato, per esempio, un serie infinita di remix del loro ultimo album, contagiandosi con le svariate facce del suono underground, fino ad arrivare alla pubblicazione del recente doppio cd che raccoglie molte di queste versioni.
Perfino la cosiddetta “musica colta” si è ibridata con quella più “pop” e i confini tra alta e bassa sono quasi svaniti, basti pensare alla “modern classic” dove musicisti con formazione classica ci deliziano con splendidi esempi di ambient music vicina alle nuove vie del suono elettronico.
Ormai molti artisti mettono a disposizione in rete la scatola di montaggio dei loro brani per farli rimontare in svariati modi.
E in rete prolifera il mash-up: un modo di dire Creolo che ci parla di fare ibridazione, poltiglia, distruzione creatrice di nuovi incroci e contagi.
Insomma i consumatori di suoni non sono più tali, e iniziano a considerare le opere non più fisse o immutabili, ma cominciano a sperimentare il gusto di avere un certo controllo su di esse.
Questo nuovo paesaggio invita a abbandonare il mondo in cui ognuno sta passivamente al suo posto e inizia a sviluppare il gusto del coinvolgimento attivo e soprattutto non concepisce la proprietà esclusiva di un’opera.
Il contagio è bello e vissuto come condivisione, come cambiamento e apertura, come pratica comune.
Ed è forse questo che fa più paura.

venerdì 25 novembre 2011

Domenica 27 novembre: Introspective Dance Music


quando la malinconia è strumento di crescita
quando l'introspezione diventa forza
quando investigando al tuo interno trovi vie d'uscita
quando angoscia e paura svaniscono
in beate danze neurali

Integral: Pop Realtà
Tapege: Ethyl
Libido Formandi: Anonymous Imaginary
Contagious Orgasm: In A Flow
Haujobb: Control
Zavoloka: Splendent Viscid Fluid
Laurel Halo: Constant Index
Biosphere/The Sight Below:  Shika-1.1
Buckminster Fuzeboard: Funny Noises
Ocoeur: Ephemeral Beauty

venerdì 18 novembre 2011

Domenica 20 novembre: Pescatori di perle


Saper restare in silenzio
Riuscire a trattenere il respiro
Imparare a resistere in apnea
Aspettare che la conchiglia si apra
e mostri finalmente la perla.

Disco Inferno: At The End Of The Line
Sad Lovers And Giants: In Flux
Kindest Lines: Hazy Haze
Veil Veil Vanish: The Wilderness
Still Corners: Endless Summers
Peter Murphy: Seesaw Sway
She Wants Revenge: Reasons
When Sainte Go Machine: The Same Scissors
Purex: Voices
Tom Robinson: Atmospherics

in collaborazione con Giampaolo "Halo XVI" Diacci

venerdì 11 novembre 2011

Domenica 13 novembre: Spade di vetro



Suoni, sibili e silenzi
scavano profondità abissali,
penetranti ferite che aprono
varchi nell'inconscio
da cui emergono sferzanti
affilatissime spade di vetro

Senking:  Black Ice
Byetone: Neuschnee
Kangding Ray: Or
Alva Noto: Uni Iso
Regis:  Blinding Horses
Surgeon: Presence
Andy Stott: Execution
Roly Porter: Hessra
Kuedo: Scissors
Rustie:Glass Swords

venerdì 4 novembre 2011

Domenica 6 novembre: Sonata notturna



Tra riverberi lunari
che attraversano privi d'ostacoli
la città  che s'acquieta in un cupo silenzio
ecco arrivare le vibrazioni
di una sonata notturna

Detritus: Divides
Displacer: Phantom Limb
Erode: Horizon
Giorgio Ricci: Txc 29.4
Massive Attack Vs Burial: Paradise Circus
Eleven Tiger: Night
Radiohead:  Bloom (Jamie Xx Rework)
Desolate: Heroic Death
Actraiser: Midnight Sonata

domenica 30 ottobre 2011

Dinosauri dell'era vituale

Contro l'estizione dell'ascolto empatico

 
Non sono un tecnofobico, anzi la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione mi piacciono assai, pure troppo.
Ma dopo aver seguito la giornata del 15 ottobre degli indignados su twitter e facebook, ho sperimentato la potenza e allo stesso tempo l’inadeguatezza di questi social network.
Ho sperimentato l’impossibilità di capire attraverso le migliaia di messaggi, nella maggioranza dei casi esibizione di sé, giudicanti e diffamatori.
Il giorno dopo sono partito per un viaggio che mi ha “ costretto” a stare 10 giorni scollegato dalla rete e mi sono sentito molto meglio. Sono un dinosauro, una specie estinta?


Conosco una quantità di persone, soprattutto giovani ma non solo che sono orgogliosi di dire che hanno accumulato migliaia di amici in Facebook. Ovviamente questa affermazione si può fare solo se si accetta una riduzione dell’idea di amicizia.
Conosco una quantità di persone, soprattutto giovani ma non solo che sono orgogliosi di seguire e essere seguite su Twitter, di indicare vie e giudicare in versione 2.0. Ovviamente questo si può fare solo se si accetta una riduzione dell'idea di comunicazione.
Conosco una quantità di persone, soprattutto giovani ma non solo che sono orgogliosi di mostrare i loro costosi oggetti di connessione. Ovviamente questo si può fare solo se si accetta una riduzione dell'idea di ricchezza .
Conosco una quantità di persone, soprattutto giovani ma non solo che sono orgogliosi di essere fans  e di adorare vite spericolate,  star ribelli... Ovviamente questo si può fare solo se si accetta una riduzione dell'idea di espressione creativa.

Il problema è fino a quel punto questa riduzione potrà arrivare.

Lo so, sono un dinosauro, sto forse accusando centinaia di milioni di utenti dei siti di social network di accettare una riduzione di sé, sono forse “vecchio” ma usandoli sti network  mi rendo conto che spesso diventano pura esibizione, vetrina privata e privi di esperienza e condivisione.
Quando entro nel territorio astratto della seduzione simulata, preferisco ancora lo spazio infinito del suono, piuttosto che lo spazio formattato dei social network.
Sono un dinosauro che ama ancora scollegarsi, spegnere lo schermo,  che pensa ancora che la musica possa essere educazione alla singolarità, che il suono possa curare l'anima e la psiche.
Sono un dinosauro che pensa ancora che la “difficile”, complicata, malinconoiosa musica che da sempre mi accompagna valga più dei fottuti messaggi che abbattono il potere.
Sono un dinosauro che pensa ancora che il suono che mette in crisi, che ti sforza a comprendere, che ti sottrae al consueto valga più di qualsiasi esibizione ribelle.
Sono un dinosauro che pensa  ancora che il rifiuto di ascoltare sia la più grave delle malattie, quella che riduce l'idea di amicizia, l'idea di comunicazione, l'idea di ricchezza, l'idea di espressione creativa.

Per questo dovremmo ascoltare, perché la rete non riduca ma arricchisca, perchè il suono esca dalla rete e invada la vita, che altrimenti non ha più amicizia, né piacere, né senso. 

venerdì 28 ottobre 2011

Domenica 30 ottobre: Il bello qui e ora



sottrarsi dalla massa di rumore
e dal parlato tutto esteriore…
creare le condizioni per l'ascoltare
e per il piacere del ritrarsi interiore…
uscire dalla trappola in cui ci si trova
per godere del “bello qui e ora”

Offthesky: Now We're Nowhere
Talvihorros: Tetha
Obsil: Lenti Silenzi
Daniel Thomas Freeman: The Beauty Of Doubting Yourself
Olafur Arnalds: Fyrsta
Nils Frahms: Snippet
Nest: Stillness
Logreybeam: Prologue
Dalot: Minutestatic 
Drawing The Endless Shore: The Disappearance

venerdì 14 ottobre 2011

Domenica 16 ottobre: Stranezze vocali



sono bianche, eteree, spettrali, gelide
sono rosse, aggressive, vitali, attraenti
sono verdi, pacifiche, sagge, tranquille
sono scure, inquiete, ambigue, conturbanti,
sono sfumature che colorano il suono di stranezze vocali

Ayshay: Warn-U
Water Borders: What Wiwant
Burial - Shell Of Light (Shlohmo Remix)
Edport: Flap Clock
Cold Love: Other Light
Police Accademy 6: The Chills
Blue Daisy: Fallin  (Feat. Heidi Vogel)
Sleep Over: Stickers
Emika: The Long Goodbye
Julia Holter: Tragedy Finale
John Maus: Hey Moon

venerdì 7 ottobre 2011

Domenica 09 ottobre: Narcotico mare



ogni giorno la giusta dose
nulla di assoluto solo un poco di conforto,
ogni giorno la giusta dose
nulla di assoluto solo un poco di sollievo,
ogni notte l'agognata piccola fuga
in un oceano di ipnotici suoni,
ogni notte l'agognata  piccola immersione
in un ipnotico e narcotico mare

To Destroy A City :  Narcotic Sea
The Field:Then It's Whit
Walls: Drunken Galleon
Fennesz: Liminal
Syntaks: Into Two
Aereosol: Excess
Leyland Kirby: This Is The Story Of Paradise Lost
William Capizzi: the cold sun goes down in the square (light pole)
A Winged Victory For The Sullen: A Symphony Pathetique

venerdì 30 settembre 2011

Domenica 02 ottobre: Dark Darkness



è ora di cedere all'ignoto, di rinunciare al controllo
è ora di  accedere a mondi misteriosi e invisibili…
mondi captati attraverso inpalpabili suoni
mentre l'occhio scruta inutilmente
nella più buia oscurità

Chllngr: Dark Darkness
Clams Casino: Naturals
Shlohmo: Get Out
Htrk: Love Triangle
Chelsea Wolfe: Movie Screen
Crosses: Bermuda Locket
Be Forest: Dust
Silk Flowers: Columns
S.C.U.M: Whitechapel
Amatorsky: Soldiers
Pallers: Nights

venerdì 23 settembre 2011

Domenica 25 settembre: Eteree isole di suono

























L’amarezza della realtà
si inebria di fantasia e di creatività
nel trovare suoni che evaporano
dalle quotidiane consuetudini
per naufragare su poetiche ed eteree isole.

M83: Intro (Ft Zola Jesus)
Port-Royal - Spider Toupet
Anklebiter: Nothing Will Happen Tomorrow (Light Out Asia remix)
Spc Eco: Silo Too High
Villa Venus:  Like Drowning
Mathemagic: Sequin
Windowspeak: Ghost Boy
Snowman: Absence
Kynan: Forever
Balam Acab: Await

giovedì 15 settembre 2011

Il Fantasma Del Futuro


I fantasmi sono qui, costituiscono lo spazio, mi circondano. Si nutrono degli occhi accecati degli uomini”
(da La possibilità di un'isola di Michel Houllebecq)

Ci sono due idee di musica che animano i miei ascolti ultimamente.
Una è l'emblema di una musica che si nutre di musica mettendo tra parentesi il mondo e l'altra è un'idea di mondo che ha bisogno di musica per svelarsi.
Una si rivolge sempre più al passato, alla memoria per riattivare emozioni, magari ri- attualizzate da musicisti giovanissimi che avendo interi blocchi di materia musicale disponibili si rifanno a forme di sublimazione di un certo passato musicale.
L'altra è l’idea di un mondo dove la diserzione, la sottrazione al rumore di fondo avviene attraverso un suono che svela l'intollerabilità verso un quotidiano fatto di incombenze ansiogene, di ritmi produttivi, di ansia della storia. E’ musica antistorica che entra in contatto con la meditazione senza oggetto, è rilassamento psico-fisico e ricerca di rapporto armonico tra corpo e cosmo.
 Qualche anno fa, in una trasmissione di “Diserzioni vs Nocturnal Emission” giocammo con il nostro passato presente e futuro musicale.
Uscirono tre storie diverse, tutte e tre nate dalla feroce passione per il suono, con un passato e un presente comune, ma il futuro già si divideva tra rivitalizzante versione del passato e sperduto orizzonte senza tempo in cui perdersi.
Nel tempo le due tendenze si sono delineate, la prima nelle new cold/dark/chill wave, nel post dubstep, nella witch house.., la seconda in una ambient sempre meno definibile e sempre più rarefatta ed eterea.
Quale delle due idee di musica prediligo non lo so, probabilmente dipende dal momento, ma entrambe rompono il dispositivo di un futuro come sviluppo progressivo del tempo.
Oggi, dopo il collasso del sistema finanziario fondato sulla futurizzazione dell'economia e sul debito si apre l'epoca che segue al futuro.
Il fantasma di quel futuro promesso è qui, nelle macerie di un sistema che si nutre ancora delle nostre vite. Se dobbiamo guardare dietro di noi è per ricordare l’inquietudine e l'abisso di violenza che egli può in ogni momento scatenare. Ecco allora che viene ripreso un suono che deriva da le epoche più “dark” dove si cominciava ad urlare “no future”. Questo sound ci serve a riconoscere lo spettro e a prendere la direzione giusta verso l' esodo in quelle pianure senza confini dove l'altro suono ci rende liberi dal “Phantom of the future”.

Adopereremo la rete infinita della conoscenza per evitarlo e impareremo la dolce deriva per sottrarci alla sua presa. Ascolteremo l'infinità del suono presente e non avremo più bisogno di futuro.

ps) a breve riprenderanno le nostre diserzioni radiofoniche. Stay tuned!

lunedì 5 settembre 2011

Lav.NEXT: Vitamine emotive ricostituenti

La si sente nell'aria. Greve , inerte, quasi rassegnata.
Circola nei media, nelle parole, nei gesti del quotidiano. La stanchezza, “l'immagine nascosta” di questo paese si propaga, contagiosa, come ci si trovasse all'interno di un dispositivo non arrestabile. Anche il sonoro, con la riproposta di vecchi cliché, di continui rimandi ai duellanti Liga/Vasco, di Radio Italia solo musica? Italiana, di  Virgin radio Verorock, di festival '80... sembra galleggiare nella fiacca italica.
Eppure non si mai prodotta tanta musica come adesso in questo paese, eppure c’è un gran lavorio prezioso e non riconosciuto nel sottobosco, eppure è quando la palude ti prende alla gola che bisognerebbe provare a lanciare qualche sasso nella mota.
Laverna,  netlabel  con sede tra Venezia e Padova, ci prova, ancora una volta. Lo fa cercando slancio nel suono ambient prodotto da  una cerchia di visionari sognatori che ci obbligano a fare i conti con un suono che sa scuotere l'anima.
Gigi Masin, Molven, Giorgio Ricci, Manuel Cecchinato Posadas, William Capizzi, Easychord, Fabio Anile, Leastuperbound e The Secret Life of the Black Suit, questi i nomi degli artisti che hanno partecipato a questa compilation.
“Next”  è dedicata a chi sente la stanchezza ma non si ferma, a chi non rinuncia ad immaginare suoni a venire, a chi continua ad incantarsi davanti alla bellezza.
Grazie al monitoraggio continuo della vita nel sottobosco del suono elettronico, Laverna riesce ad aprire per noi tutti spiragli di senso, riesce a regalarci mappe del tesoro.
Aprire la mappa e cercare tesori  dovrebbe essere il “Next” passo per vincere la stanchezza cronica.
Le vitamine emotive  per cominciare a rompere lo stagnante dispositivo italico sono a vostra disposizione all’interno di questa splendida compilation.

Tracklist:
molven - hibernate
giorgio ricci - uma
william capizzi - escape from the the moon's lawn
manuel cecchinato posadas - following gentle ghosts i
easychord - high goals
fabio anile - it's full of stars (Live In Antwerp -BE)
leastupperbound - tape #6
gigi masin - treasure map
the secret life of the black suit - immagine nascosta

domenica 14 agosto 2011

Bass generation: l'effetto budino del dubstep


C'è un suono che da dieci anni scuote Londra e fa vibrare l'etere delle radio pirata della capitale Inglese. Da simbolo della fine dell'epoca rave a colonna sonora di queste riottose giornate.

La fine della deriva collettiva dei rave ha avuto un suo requiem nel suono dub, sedativo dell'euforia elettronica degli anni 90, cominciato con la techno- dub “chain reaction style” e arrivato nei mille rivoli del dubstep. Le crisi e il progressivo taglio del welfare hanno reso instabile il terreno dove le culture underground si muovevano, l'euforia e la vicinanza emotiva dell'ecstasy è stata sostituita con il tranquillo distacco dell'elettronica d'ascolto.
Ma con il ritorno a casa riaffiorano le inquietudini e si ricomincia a guardare i topi che vanno in giro per la propria stanza. Ecco allora che beat pesanti e oscuri escono dalle stanze più nascoste della metropoli e dalle sempre attive radio pirata.
I movimenti dubstep sono profondi, sembrano immersi in una palude, si muovono lenti, una violenza soppressa che ribolle nel fondo, arriva attutita in superficie.
Gli allungamenti dei bassi tracciano una linea mentre tutto intorno sembra traballare, linea che sembra poter assorbire l'inquietudine della vita precaria.
L'effetto budino, trema di contraddizioni ma non rompe, resta all'interno di vite ai margini, è “Margins Music” come recita il titolo dell'album di Dusk & Blackdown, uno dei manifesti del genere.
Il romanticismo e la malinconia collide con i significanti sonori di paura / tensione / apocalisse / buio brandito dalla musica e nei titoli delle traccie, eppure convivono.
Le ricognizioni interne (Ballardiane) che nella scena “ambient isolazionista” avvenivano attraverso suoni legati a luoghi di pura natura come l’antartico per Thomas Koner o Biosphere, oppure attraverso oceani o deserti, nel dubstep avvengono nei luoghi urbani, di certo molto abitati, ma altrettanto "vuoti", come le disagiate e desolate periferie delle nostre metropoli.
Le voci che compaiono/scompaiono in mezzo al fangoso, nebbioso suono sembrano anch'esse muoversi in terreno instabile, precario, come nella foschia di una palude.
Insomma è suono che assorbe molto e restituisce poco, ma accumula tensioni che non vivono solo il basso delle periferie ma anche nel vuoto delle camere dei campus.
Le zanzare escono dalla palude e diffondono il virus, produttori come Burial e Kode9 e la loro label hyperdub diventano di fama internazionale, pur mantenendo un stretto contatto con le origini, le insurrezioni invisibili (the invisible insurrection titolo di uno dei migliori album del 2011 nel genere) cominciano a farsi vedere.
Questo risuonare profondo, melmoso così si contamina e dal fondo risale, il virus dei bassi allungati coinvolge i generi più disparati, dall'elettronica sperimentale, al post rock, fino al pop più attento. Diventa il mutante per eccellenza, senza un modello riconoscibile se non la marea di bassi che scuotono e vibrano.
E' l'hype degli ultimi anni, ma attenzione perchè le vibrazioni ovattate dell'interno della palude in superficie potrebbero avere l'effetto di un tsunami. L'amplificazione sismica dell'effetto budino per chi non è dentro ma sopra è devastante.

sabato 6 agosto 2011

Trapassatofuturo


Da tempo ho la sensazione che gran parte dell' iperproduzione sonora attuale sia paralizzata dall’enorme quantità di impulsi sonori che la bersagliano, e incapace di costruire progetti di deriva collettiva che non siano quelli, derivati da suggestioni che le giungono dalla storia passata.
I fenomeni del glo-fi e della chillwave, dell'hauntology un'ondata di musiche di autori “nuovi” che ha fatto però della nostalgia, del retrò, del vintagismo (prima con focus sugli anni Ottanta, ora anche sugli anni Novanta), il proprio credo estetico confermano questo.
La cosa, soprattutto sonorità che riprendono wave, dream pop e shoegazing, mi coinvolge parecchio, ma cosa resterà per gli hauntology di domani, e cosa resterà della musica come forza propulsiva e produttrice di novità?
Dal punk del 1977, dal “No future” di Sid Vicious sono sorti il post-punk e la new wave con il loro disperato narrare la fine della società industriale, la fine del welfare e con questo l' inizio della fine di quella cultura della disoccupazione che era la base di molta musica indipendente. I ravers forse sono stati l'ultima forma di quella “cultura della disoccupazione” con il loro “24 hours party”. Il loro ritorno a casa è stata forse l'ultima deriva collettiva, con le cuffie piene di elettronica d'ascolto riversata nelle camere da letto e nella rete.
Il canto del cigno della scena rave con tutte le sue derivazioni è il sound “burialiano”, che sembra essere il requiem dell'euforia dell'era elettronica, la descrizione del ritorno alle vite individuali dopo lo sballo di un intera generazione.
Abbiamo seguito la "nuova onda" del post punk, abbiamo seguito onda elettronica del post-rave, ma ora, cosa spinge alla deriva collettiva, cosa comunica con quel parlato interiore che chiamiamo profondità, cosa porta a riconoscersi culturalmente sulla base della musica o della poesia e non sulla squadra di calcio o sull'etnia. Forse questo è tempo di risacca, del tornare indietro, dell'accumulo di esperienze, della goccia che arranca alla ricerca del fluire della corrente.
Il fatto nuovo è che non c'è più la bussola, che la tentazione a perdersi nell'infinita memoria sonora a disposizione di tutti è forte. E' vero che da queste risacche proliferano miriadi di rigagnoli, sottogeneri che comunicano traiettorie inedite, ma non sono ancora onda che pratica formattazione e nuova partenza. La zattera del naufrago nell’oceano di suono, continua a vagare nelle scie sonore dove più dolce è la deriva, pronta a trasformarsi in surf a cavallo della prossima onda anomala.

martedì 2 agosto 2011

Domenica 31 luglio: Get Well Soon e The Divine Comedy

Sexto 'Nplugged 2011- Sesto al Reghena


...sento vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora,
il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi

sull'immenso abisso mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia,
grande specchio della mia disperazione!

Estratto da “la musica” di Charles Baudelaire

C'è chi ha passato buona parte dell'adolescenza a esternare i propri sentimenti nelle pagine di un diario, a riempirlo di citazioni poetiche dei maledetti, di foto ritagliate dei cantori della propria malinconia. E naturalmente ha cominciato a riempire di suoni struggenti la propria vita.
Per questo tipo di sensibilità, la serata di domenica 31 luglio al Sexto 'Nplugged era una tappa obbligata. Per la mia generazione quella sensibilità si chiamava “dark”, ma andava ben oltre, anzi ripudiava i teschi, crocifissi esibiti, le nere pelli e i capelli arruffati.
Probabilmente, anche i due musicisti che si sono esibiti stasera hanno questo percorso in comune. Sia Neil Hannon, o meglio, Divine Comedy che Kostantin Gropper o meglio Get Will Soon si presentano come romantici introspettivi, che hanno scelto la via della musica e della poesia per curare la loro anima ferita. Ma sono troppo timidamente sinceri per mostrare sfacciatamente questa vocazione.

Inizia Get Will Soon dapprima solo con la chitarra, poi con una vera e propria band e ci ammalia con i pezzi dei suoi due album, ma soprattutto dell'ultimo “Vexations”. Le coordinate sonore sono quelle del miglior Matt Elliott e dal vivo le sue songs diventano ancora più intense, tanto da sperare che l' augurio “Get Will Soon” del suo nome ovvero “guarisci presto” non s'avveri, e possa continuare a darci sofferte e intense canzoni come quelle che abbiamo sentito stasera.
Nonostante gran parte del pubblico sia qua per The Divine Comedy dopo un ‘ ora di concerto viene chiesto a gran voce il bis e Kostantin torna sul palco per altri due pezzi visibilmente emozionato per l’accoglienza.
Un esibizione veramente sopra ogni aspettativa.

Tocca a The Divine Comedy e sul palco restano solo una chitarra e il pianoforte.
Neil Hannon arriva accompagnato da un lungo applauso di chi probabilmente è cresciuto facendosi illudere sull'amore da canzoni come le sue. E’ solo ma con due calici in mano, uno con dell’acqua che puntualmente sputa e l’altro con del vino che beve con gusto, del resto siamo nel territorio del Lison- Pramaggiore ed è giusto rendere omaggio. Sembra piuttosto su di giri, ride e scherza e forse quei calici centrano qualcosa.
Si alterna tra chitarra e pianoforte e canta tutti gli anni passati a estraniarsi dalla realtà, attraversando la sua nutrita discografia, con un occhio di riguardo all’ultimo album 'Bang Goes the Knighthood' uscito lo scorso anno.
Il suo pop barocco risente della mancanza di un’orchestra, ma la cornice del festival è talmente evocativa che ci si lascia trasportare comunque dalle note di canzoni di un songwriter sempre ispirato.

Nonostante da tempo non frequenti questo genere di musiche, coinvolto in altri suoni che cercano nuove e meno frequentate tendenze, devo ammettere che queste canzoni si adattano perfettamente all'acustica perfetta, all'ambientazione meravigliosa di questo luogo senza tempo. 

martedì 26 luglio 2011

Domenica 24 luglio: Charlatans e Nouvelle Vague Live Report


Sexto 'Nplugged ovvero quando il luogo determina la musica, ed il luogo è il sagrato dell’abbazia di Santa Maria, a Sesto al  Reghena (PN), location splendida dove meglio non si poteva rappresentare una serata con le performance acustiche di Nouvelle Vague e Charlathans che hanno offerto al pubblico una versione unplugged di concerti che normalmente si propongono nella tipica formazione da tour.
Da tempo ho la sensazione che gran parte dell' iperproduzione sonora attuale sia paralizzata dall’enorme quantità di impulsi sonori che la bersagliano, e incapace di costruire progetti che non siano quelli, derivati da suggestioni  che le giungono dalla storia passata.
E' il caso anche di Nouvelle Vague, un’idea venuta ai produttori francesi Marc Collin e Olivier Libaux, già ben noti nell’ambiente dell’elettronica europea, e consistente nel reinterpretare in chiave bossanova alcuni classici della new wave (appunto) con l’ausilio, alla voce, di giovani e promettenti ragazze che cantano questi classici della dark wave senza conoscere gli originali.
Il fatto è che la cosa riesce benissimo,  decontestualizzando questi pezzi prendono vita nuova, ed ecco che gli inquieti Cure, Depeche Mode e Sounds, Clash  diventano sinuosi e sensuali . La bravura delle cantanti riesce a trasformare il Punk in Pink,  come nella scatenata cover di “Too Drunk To Fuck” dei Dead Kennedys e nella “Blister In The Sun” di Violent Femmes che riscaldando dolcemente l'umida serata. La notte scende lentamente evocata da  Liset Alea e Phoebe Killdeer (voci dei Nouvelle Vague) ed il cielo si apre definitivamente, appaiono le stelle dopo una giornata di pioggia e i Nouvelle Vague chiudono con un omaggio alla “luna in frack” , una versione chitarra e voce di uno dei pezzi mogliori dei Tuxedomoon: “In The Manner Of Speaking”. Toccante.
Ci saranno i bis, ma secondo me  il concerto doveva finire là.

E' l'ora dei Charlatans, gruppo icona della Madchester inizio '90 ed ispirazione per il vintagismo di molti nuovi autori delle cosi dette nuove scene  glo-fi e  chillwave che dopo aver ispezionato gli anni '80 ora puntano anche sui '90.
Ecco allora che Tim Burgess e il chitarrista Mark Collins  si ripresentano  con un nuovo live show, un Acustic Set. In occasione di questo tour, è stato realizzato anche un EP dal titolo 'Warm Sounds' con la nuova versione di sei 'classici' firmati Charlatans.
Entrano in scena e si capisce subito che i tempi sono cambiati, l’esuberanza.  i vestiti larghi, i cappelli alla pescatora, i capelli a caschetto col ciuffo che copre gli occhi della buggy generation, ha lasciato il posto ad un vestiario più attillato e ad un fare più riservato ed intimo. La voce di Tim colpisce ancora, ma ancor di più colpisce la seconda vita di queste canzoni, da sfrenate danze psichedeliche a introspettive romantiche songs. Quando  ad accompagnare la chitarra di  Mark Collins entra un quartetto d'archi questa differenza si fa ancora più marcata.
Il susseguirsi di brani come Smash the system, North Country Boy, Oh! Vanity, One To Another  in questa nuova veste destabilizza dolcemente.
L’ irresistibile e trascinante “The only one I know”diventa una romanticissima ballad, dimostrando che a volte cambiando il contesto , può emergere una nuova natura delle canzoni.  Ma questo succede solo con le grandi canzoni e stasera abbiamo sentito grandi canzoni in suggestivo contesto.

giovedì 14 luglio 2011

Summer festival


Ah, i festival estivi....
come ogni anno è il momento di averne uno a due km in linea d'aria da casa.
Uno dei tanti festival che imperversa nelle calde notti, con fiumi di birra, decibel sparati e perfino i fuochi d'artificio. Ma l'oceano musical popolare di questi festival puzza orribilmente di monocultura.
Pochi tipi di pesce dominano la grande acqua della musica live estiva, bene che vada ska-reggae, oppure cover band o i nostalgici '80 con Spagna, Scialpi, Sorrenti?! La biodiversità dell'oceano di suono rischia di essere cancellata, oppure nascosta negli acquari dell'ascolto casalingo.
E allora prestate ascolto pesci liberi che ancora amate nuotare nell'oceano di suono. E' ora di uscire dall'acquario dell'isolazionismo e che la sfida ci guidi verso l'aperto. Che mille casse escano dai balconi delle nostre case, i mixer si posizionino in giardino, organizziamo feste all'aperto e inondiamole di suono.
Che il nostro sound copra e protegga le nostre acque dall'invasione dei pesci banana.
I pesci banana amano le calde acque di superficie, noi le più oscure profondità, coscienti che senza il ricambio delle fresche correnti dal profondo la superficie è destinata a diventare putrida palude.

giovedì 7 luglio 2011

Rewind: Nouvelle Vague, New Wave e Bossa Nova (giugno 2006)


 

In occasione del concerto dei Nouvelle Vague di sabato 9 giugno al Sherwood festival, riascoltiamo una trasmissione a loro dedicata nel 2006 da Diserzioni.

 









 In questa trasmissione parleremo di due dischi che hanno fatto virare l’ oscura onda, la wave anni 80 in una onda calda, tipicamente estiva e senz’altro più colorata.
I dischi in questione, dei quali l’ultimo uscito in questi giorni, sono di "Nouvelle Vague" che è un’idea venuta ai produttori francesi Marc Collin e Olivier Libaux, già ben noti nell’ambiente dell’elettronica europea, e consistente nel reinterpretare in chiave bossanova alcuni classici della new wave (appunto) con l’ausilio, alla voce, di giovani e promettenti ragazze che cantano questi classici della dark wave senza conoscere gli originali.
L’operazione dei Nouvelle Vague ha qualcosa di inquietante e affascinante insieme, suona quasi come un esperimento di manipolazione percettiva: ignorando il contesto sociale e la valenza politica di un preciso stile musicale, può emergere la natura di puro segno propria di qualsiasi canzone. Allo stesso tempo, le sinuose ritmiche della bossa nova, danno, a chi quelle canzoni le conosce a memoria, l’impressione di ascoltarle per la prima volta, svelando quale meravigliosa possibilità di rinnovamento la musica riservi a se stessa.


Ascolta 

giovedì 16 giugno 2011

Domenica 19 giugno: The dreamers















Prendete le emozioni del presente
mescolatele con i suoni, le voci, le musiche, i ricordi del passato
aggiungete qualche prospettiva per il futuro
amalgamate fino a fondere la realtà
in un tutt'uno col sogno

Robin_Guthrie: Digging For Gold
Robin_Guthrie & Harold Budd: Gaze
Lamb:  Last Night The Sky
Film Noir - One Last Breath (Kyte Remix)
Papercuts: Charades
Folie Adieu: Ghost Dance
Trembling Blue Stars: Sunrise On Mars
The New Division:  Devotion
Snowmobile:  Everyone Is Leaving
Secret Shine:  Trying To Catch The End
Sun Glitters:  Things Are
Halls: Solace
Winterlight: A Sky Full Of Clouds
EUS: Albora
Every Silver Lining Has A Cloud: A Stolen Life
Esmerine: Walking Through Mist

Ascolta 

giovedì 9 giugno 2011

Domenica 12 giugno - Unknown Pleausures















Per aprire nuove porte
per inoltrarsi nell'imprevisto
per sovvertire le consuetudini
per uscire stando dentro questo caotico pulsare
per continuare a prelevare amati suoni
per iniettarci ancora sconosciuti piaceri

Selebrities: Delusions
Tropic Of Cancer - Be Brave
Wire Migraine: Wire Migraine
Memories Of Machines: At The Centre Of It All
Holy Other: With U
Moby: Lie Down In Darkness
Arnaud Rebotini - The First Thirteen Minutes Of Love
Blue Sky Black Death: Our Hearts Of Ruin
Swarms: T-1000
Jamie XX: Beat For
Kromestar: Sweet Nightmares
Lv And Joshua Idehen: Last Night
Black Swan: Dxsxdxh
Resoe: Ediths Serenade
Robag Wruhme: Wupp Dek

Ascolta 

giovedì 26 maggio 2011

Domenica 29 maggio: Suoni in bilico


...Suoni in bilico
come gocce sospese sull'orlo
basta un alito per ridurli in frantumi
...suoni in bilico
come appesi su un precipizio
cadendo s’infrangono e scolpiscono
...suoni in bilico
come l'equilibrio precario in cui si è
con la testa fra le nuvole e il cuore in campo


Sleepingdog:  untitled ballad of you and me
Arborea:  Arms And Horses
Arms And Sleepers: I Sing The Body Electric
AGF And Craig Amrstrong: For Ever And Ever And Ever Alone
Rhian Sheehan: Places Between
Imst: North Frontenac
Near The  Parenthesis:  Settle In
Akira Kosemura: gray
Alva Noto & Sakamoto: Halo
Fourcolor: quiet gray 1
The Caretaker : Moments of sufficient lucidity
Leyland Kirby: Low Entropy
Alessio Ballerini: rmx7
M. Ostermeier: Ngth
Loscil: Stave Peak
Vladislav Delay Quarter: Presentiment

Podcast 

giovedì 19 maggio 2011

Domenica 22 maggio: Derive temporali


perdere la bussola
in questo mare di suggestioni senza fine
dissolvere il tempo
in nuove percezioni del presente
non arrendersi mai, per arrendersi sempre
a inevitabili  derive temporali

Ekoplekz: Temporal Drift
Zwischenwelt: Clairvoyant
Terminal Twilight: Air
Martial Canterel: Don’t Let Me Go
Led Er Est: May.
Austra: Darken Her Horse
Lol: Squeeze
The Weeknd: House Of Balloons/Glass Table Girls
Esben And The Witch: Eumenides (Mogwai Remix)
Twin Shadow: Slow
Ulterior: Big City Black Rain
Mirrors: Write Through The Night
Wild Beasts: Albatross
Jesu: Birthday
Low: Nothing But Heart

Podcast 

domenica 15 maggio 2011

Diserzioni 15 maggio: Licantropi suoni




C'è un posto solitario
illuminato dalla luna
dove la magia contagia
dove il morso trasforma
dove si nascondono e svaniscono
Licantropi suoni




Ulver: Stone angels -4:33
Luup: Cream sky
Richard Moult: Part II
Autumn's Grey Solace: Gondwanaland
Prefuse 73: The Only Hand To Hold
Hyetal: black black black
Emphemetry: a lullaby hum
Nemean Lion - Cast From The Moon
Claro de Luna: Luces del Cielo
Two Bicycles: Moon Colours
En Plein Air: Comete
A dancing beggar: here come the wolves
Antonymes: doubt
Arc of Doves: Moon
Susumu Yokota - Blue Moon

Ascolta 

sabato 7 maggio 2011

Domenica 08 maggio- Diserzioni: Abbiamo ingoiato la notte



Ci siamo spinti nell’oscurità
ritrovando paesaggi smarriti.
Si direbbero ricordi,
frammenti di sogni sparsi
suoni segreti che da sempre sentiamo muoversi dentro,
noi che abbiamo ingoiato la notte




Anduin: We Swallowed The Night
MVMNT: Nightmare Breathe
Bohren & Der Club Of Gore: Catch My Heart
Hidden Orchestra: Footstep
The Kilimanjaro Darkjazz Enssemble: All Is One
Somewhere Off Jazz Street: Dusk
Kaboom Karavan: Barra Barra
Stimming: No Strings Attached
Tropic Of Cancer: A Color
Mascara: Shadow Of Tonight
▲NGST - New World
Lake Radio: Always
Luminary Youth : Jets To Bangalore (Memoryhouse)
Sun Glitters: Cosmic Oceans (Feat. Steffaloo)
Grouper: Alien Observer

Podcast

venerdì 6 maggio 2011

BEYOND RADIO - new media and the last(?) days of radio


Il futuro?
L’unica cosa prevedibile è che ci sarà sempre l’imprevisto.L’incontro imprevisto che cambia completamente il gioco, l’evento non cercato che ti cambia la vita.
La ricerca cosciente nell’infinità di dati che è la rete arricchisce certamente, le relazioni moltiplicate all’infinito tra simili è certamente utile, stimolante e molto piacevole, ma non sovverte punti di vista, mentre l’incrocio non cercato e imprevisto a volte sì.
Una cosa si scopre per caso e ti apre un mondo, una via di fuga, che si ricombina in molti mondi, in molte vie di fuga.
Una sera per caso, girando la manopola di un vecchia radiolina, mi fermo attratto da una linea di basso (pur non sapendo cos’era una linea di basso). Avevo 15 anni ed ero entrato casualmente nella foresta dei Cure. Colpo di fulmine, “a forest” era musica mai sentita.
Stato di grazia. Un teen ager tra eccitazione e malinconia incontra la sua passione, un mondo di emozioni venate di inquietudine, e la radio è stata il mezzo.
Ora che siamo nel media-evo, spersi nell’oceano di dati che ogni giorno ci attraversano è possibile incrociare l'imprevisto? In altre parole è possibile l'incontro casuale attraverso Twitter o Facebook?
Forse sì, ma sicuramente più difficile, visto lo stress attentivo al quale siamo sottoposti e visto che la “ricerca” è da noi pilotata e gli “amici” da noi cercati.
Insomma anche nell'era dei motori di ricerca e dei social network, la novità, l’imprevisto, il non conosciuto si incrocia più facilmente nel pulsare delle vite nel vibrare dell’aria. Anche il movimento underground più recente e più interessante ovvero il dubstep si è diffuso prima grazie all'etere delle radio pirata e solo poi su internet.
“I hear her voice calling my name, the sound is deep in the dark, I hear her voice and start to run into the trees” diceva quella canzone..
Ecco dove il vibrare dell’etere con i suoi limiti batte ancora i nuovi media, in quella voce che inaspettata ti chiama e ti invita tra gli alberi di una intricata e sconosciuta foresta e per provare a mantenere aperta la finestra all'incontro imprevisto che talvolta emerge quando il prevedibile si fa insopportabile.

giovedì 28 aprile 2011

Produzioni intensive


Qualunque amante del suono dovrebbe stare attento a quello che ascolta.
Ma anche a quello che guarda, a quello che mangia, a quello che respira.
Perchè quello che respiriamo, mangiamo, guardiamo, ascoltiamo ha delle conseguenze.
Sulla nostra esistenza e sul mondo in cui viviamo.
La nostra vita è investita da una nube invisibile di polveri sottili, da scaffali pieni di cibo confezionato, da iperproduzione di contenuti audio-video sempre più poveri di senso.
La mancanza di principi nutritivi (per corpo e mente) nasce per poterne consumare/scaricare una quantità in costante aumento?
Se si, voler sapere cosa si mangia e cosa si respira è un gesto ecologico e politico.
Forse anche stare attenti a ciò che si guarda e ascolta lo è.
Allora o si accetta un effetto di depressione generalizzata, di dipendenza impotente e disperata, o si sceglie un processo di fuoriuscita.

ogni giorno l'atto di cibarsi muta la natura in cultura, trasformando la materia de mondo in corpi e menti umane”
Michael Pollan
In che modo arriva ai nostri sensi, la materia del mondo?
E come la percepiamo una volta che ci attraversa con il suo formicolio di piacere per il corpo e la mente?

...per sottrarsi al consumo/inquinare, ai diecimila canali televisivi/niente da vedere, al rumore di fondo/niente da ascoltare delle produzioni intensive....

venerdì 22 aprile 2011

Domenica 24 aprile- Diserzioni: Onde che portano via





Onde disegnano un ritmo che torna e torna
Senza fretta, lente..
E’ una danza di onde
che si rincorrono e si sfiorano
Onde di un mare sereno
Senza furia, morbido..
che riempiono piano lo spazio
attorno a noi, addosso a noi
assieme a noi
e se facciamo il loro gioco
Onde che portano via…







Rafael Anton Irisarri & Goldmund: Gnossienne No.1
Rafael Anton Irisarri: Moments Descend On My Windowpane
Keith Kenniff: Aerial
Dustin O ’Halloran: Opus 33
Peter Broderick: Les Trois Valses Distingueìes Du Preìcieux Deìgouteì 2
Christina Vantzou - 11 Generations Of My Fathers
Carousel: Which Is The Blood
Daniel Bjarnason: Processions
Chelsea Wolfe: Benjamin
Desolate: In Secret
How I Quit Crack: Smile Now Cry Later
Matthew Robert Cooper: Some Days Are Better Than Others
36: Cocoon
Neon: Gymnopedie

Podcast

venerdì 15 aprile 2011

Domenica 17 aprile- Diserzioni: Labirinti Sonori



È il movimento dentro l’immaginazione che oscilla
è lo stare in uno speciale spazio onirico
è fugare la paura dell’inconscio
è il piacere di ritornare a perdersi
è il seguire strani labirinti sonori




Autechre: Lost
Cepia: Year To Year
Ijo: Sunler
Faltdl: Regret
Morphosis: Gate of Night
Instra_Mental: Waterfalls
Actress: Harrier ATTK
Kode9 & Spaceape: Love Is The Drugs
Pixelord: Equis
Art Department: Living The Life
Matthew Dear: Innh Dahh
Lorenzo Montanà: Kirkuk Lake
Labyrint: Part III
Stimming: The Train
Semiomine: The Esquisites
Rene Hell: Adagio for a String Portrait

Podcast

sabato 9 aprile 2011

Domenica 10 aprile- Diserzioni: Dissolving With The Night




Nel sentire più profondo
all’ombra dello spettro
dell’annullamento totale
si distrugge e si rinnova costantemente
il piacere e la passione per quel suono
che si dissolve nell’oscurità
diventando un tutt’uno con la notte







Blackfield: Dissolving With The Night
Warm Ghost: Without A Danger
Cold Cave: Confetti
Factory Floor: Real Love (Optimo_Remix)
Crystal Stilts: Flying Into The Sun
Sleep ∞ Over - Casual Diamond
Seven Saturdays: Early Morning Fog Bank (Sun Airway Remix)
Delayamen: Change Thing
Dark Sanctuary: L’autre Monde
Frank Riggio: Blind City
Mobthrow: The 3 Marks (Ft.Katja)
Stendeck: Last Night An Angel Fell On A Motorway
They Live: Cancel Standard
Kryptic Minds - Brief Passing (Feat Alys Be)
Jamie Woon - Wayfaring Stranger (Burial Remix)
Jamie Woon - Night Air (Ramadanman Remix)


Podcast

sabato 2 aprile 2011

Domenica 03 aprile- Diserzioni: Lotus Flowers


L’esodo comincia adesso…
lasciando vuoto il luogo prestabilito
naufragando nell’indefinito altrove
inventando una vita che non pesa
galleggiando sospesi nell’acqua più scura
aprendo lentamente a mondi misteriosi
svelando le magie nascoste dalle corolle dei fiori di loto



Radiohead: Lotus Flowers
Burial/Four Tet /Yorke: Mirror
Burial: Stolen Dog
Sun Glitters: Find Your Way (See)
Pangaea: Because Of You
Star Slinger: Elizabeth Fraser
Gold Panda: Marriage (halls remix)
Channel In Channel: A Modulation Perception
The Kilimanjaro Darkjazz Enssemble: Les Etoiles Mutantes
Birds Of Passage: Pray For A Sunny Day
Epic 45: Summer Message
This Will Destroy You: Communal Blood
Jacaszek: Elegia
Julia Kent: Guarding The Invitation
Kronos Quartet, Kimmo Pohjonenv & Samuli Kosminen : Emo
Leyland Kirby: Polaroid

Podcast

sabato 26 marzo 2011

Domenica 27 Marzo- Disermission presents: “A Pagan Love Song”

La stanchezza dell’ascoltatore mi porta ad esprimere un sentimento di profonda insofferenza ma anche di certo amato e coccolato odio per: il soul, il rithm’n blues, la sezione fiati, il jazz di New Orleans, la musichetta italiana, il rap, la lirica svenduta, le covers, gli x straFacti e chi li giudica, Elio e le sue Stanche Storie, francamente Battiato, l’immobolità di Robertinosmith, la Contemporanea esibita, il suono improvviso, il rock stanco e sfiancato, il rock che vorrebbe esser innovativo, l’Unrock, il rock svenduto, il rock non più rock, il rock usato come rock ma che nulla ha di rock, il rock da rimpianto, il rock da FM, il rock: ’mi basta un accordo per sentire i brividi’, il rock: ’quando mai sentirai più cose come queste’, il saluto rock con le tre dita!!!, l’electro, i dj’s tammurro imperversanti, i dj’s dark sempre e comunque ed ancora ora alle soglie del 3000!, i nostalgici sempre e comunque, i nostalgici tout court, i dj’s house di periferia, il fronte del vasco, certo jazz à la Paolo Conte, gli all(i)evi di einaudi, la world music, il reggae!!!!, la fottuta salsaymeregue!!!!!!, la musica etnica, la disco anni ’80, Ibiza con annessi e connessi, i mega raduni musicali, le celebrazioni in generale e Woodstock in particolare, la ’ musica’ sparata nei rifugi dell’Alto Adige coperti di neve, i Garbage et similia, Skunk Ansia et similia, Stingo da sempre stinto, Phil inutile Collins, Radio Italia solo musica?! Italiana, D&D i novelli Gigolò, Radio Bella e Monella et similia, Radio diversamente vecchia Capital, la minimal!, i concerti unplugged e le versioni unplugged, il mito colante putrido miele andato a male degli Abba e dei Queen, la nuova onda che arriva dalla Puglia?!, una chitarra sulle spalle di un boy scout in gita, la musica napoletana ma anche la veneziana, l’uso incauto della musica classica, la musica commerciale degli anni ’70, Joe&Michael Jackson, lo jodel e…tutte quelle manifestazioni del Suono che non riescono neanche per un mezzo millimetro a scalfire il cuore di chi ascolta… 

Monosonik – Panopticon
Mint Julep - Arristea
Kontakte – Astralagus
Apart – Flowing
E. Errante – Made To Give
Simon Scott – Never Alone
Revglow – Invisible
K. Hersh+S.Guzzetti – Elizabeth June
Lamb: Strong the Root
Enrico Coniglio – Afternoon
Stella Polanski – In Winter’s Bone (Anteprima Laverna)
Bvdub – A Sisiphean Silence
Bitcrush – The Day We Spent Within (Near The Parenthesis Rmx)
Subtrective Lad – Boy (Bitcrush Rmx)
Radiohead – Codex
Gigi Masin – Melancholia (Anteprima)
This Mortal Coil – Come Here My Love

"Diserzioni vs Nocturnal Emission" condotta da: Mirco Salvadori, Massimo Caner e Andrea De Rocco


Podcast 

sabato 19 marzo 2011

Domenica 20 marzo Diserzioni: Suono Sommerso

Scende in profondità questa vibrazione
questa voce senza parole
questo cuore del mondo che pulsa
questo suono sommerso
che sembra acqua che riempie gli spazi



Martin Shulte: Diving
Faltydl - Hip Love (Jamie XX mix)
Faltydl: It’s All Good
Sepalcure: Fleur
Clubroot: Time Flys
Knowone: Untitled 5
Dbridge: Decayed
Gravious: Lodestone
E.R.P.: Sensory Process (Plant 43 Mix)
Gedankenexperiment: Experiment-Defined
Zwischenwelt: Multiexistence
Deniz Kurtel: Trust
Frivolous: Back Into Deep
Steffy: You Own My Mind
Lucy: Ter
Dadavistic_Orchestra:Strung Valve Checkout

Podcast

venerdì 18 marzo 2011

Rewind: Diserzioni 20 marzo 2005


Immaginario dell'acqua
In questa puntata di diserzioni parleremo dell’elemento acqua e del suo rapporto con l’immaginario, con la creazione di senso, in una parola con la nostra vita.
Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di vedere un ritorno all’uso sia di immagini che di suoni d’acqua in molte installazioni o musiche di giovani artisti.
Del resto l'acqua è un elemento assolutamente intrinseco a tutti i paesaggi, sia quelli reali che occupano quotidianamente il nostro orizzonte visivo, sia quelli assai più pervasivi e silenziosi, che vivono nella nostra percezione, in quella sfera dei sensi che ha latitudini estese ancorché poco riconosciute, interrogate, considerate.
L’acqua è sempre stata una fonte d’ispirazione per tutte le arti, e soprattutto negli ultimi tempi, quasi a voler cogliere il senso e il peso della frattura che è intervenuta nel antichissimo e complesso rapporto uomo-acqua a seguito della progressiva trasformazione del bene comune acqua in risorsa da far fruttare nelle mani di pochi ( ad es.l'Italia è il maggior consumatore ed esportatore di acque minerali del mondo).


L'acqua presente nella quotidianità ci viene distribuita dalla macchina-rubinetto e questa è l'immagine e la sintesi percettiva attraverso cui la conoscono la maggior parte delle persone nel mondo sviluppato. Il rapporto con le forme naturali dell'acqua - dal lago al fiume, dalla sorgente al fosso di campagna, dalla palude al prato umido - è regolamentata dai canoni interpretativi del buon paesaggio, un'estetica finalizzata al consumo, che è sempre più un prodotto da consumare e non un luogo in cui vivere e da attraversare impegnando tutta la propria tastiera emotiva e sperimentale.
Non solo sono scomparsi i tradizionali mestieri legati all'acqua e non solo per effetto dei cambiamenti tecnologici della modernità e della post-modernità, ma è mutato profondamente il rapporto con lo stesso elemento anche per effetto della inesorabile riduzione di tutto quello che i miti delle origini e la sacralità degli usi aveva depositato nella sua aurea, l'acqua viene declassata a risorsa, quindi affidata ai numeri anziché ai sensi, ridotta a mero prodotto di consumo e di conseguenza commercializzata.

Va da sé che, comunque, una riconquista della percezione originaria dell'acqua, delle forme di civiltà, dei saperi e delle pratiche che intorno ad essa si sono coagulate ed esaltate non può che partire dalla considerazione che questo bene non può diventare mero oggetto di mercato e, in modo altrettanto netto che è necessario ripensare, fin dal gesto quotidiano, la nostra contiguità con l'acqua, perché essa, se ben accettata e interpretata, ci aiuta a riconciliarci con la Natura.

L’acqua è sempre stata una fonte d’ispirazione nella musica e il discorso vale ancor di più in ambito elettronico, basti pensare a certi lavori di Monolake, ad artisti come Jetone, o ancora al mondo sottomarino creato dai Drexciya.
L’ acqua la troviamo sempre più nei video che accompagnano concerti di musica elettronica o installazioni di sound art.
Un rapporto col’elemento acqua che ci riporta all’immaginario allo stesso tempo catastrofico e rassicurante del Ballard di “il mondo sommerso” dove l’acqua che sommerge tutto viene alla fine vissuta come un ritorno al grembo della madre, ben reso visibile anche da film come “abyss” di James Cameron” dove il protagonista respira negli abissi dell’oceano attraverso il liquido amniotico e collegato alla suo sommergibile attraverso una specie di cordone ombelicale.