sabato 31 agosto 2013
giovedì 22 agosto 2013
Ascolti obliqui
T:“Ho sentito che fai una trasmissione radio”
A:“Sì, faccio una trasmissione musicale”
T:“Ma metti solo la musica o parli anche?”
A:“Parlo, sì insomma, intervengo al microfono”
T:“E di cosa parli?”
A.“Del suono che propongo”
T:“Strano”
Qualche tempo fa era normale che in una trasmissione musicale si parlasse di musica, anzi si cercavano atmosfere nelle emissioni in etere e consigli per gli ascolti dal conduttore, ora questo sembra strano.
Oggi i ragazzi che pubblicano via rete le proprie scalette musicali, mixate o meno (soundcloud, spotify, webradio) non si contano. Buon segno. Segno che il suono ha ancora un certo appeal in questo martoriato paese. Il problema è che tutti quanti, dai più maturi fino a i più giovani non sappiamo più cosa dire della musica. Non sappiamo cosa sia l'oggetto che trattiamo, ascoltiamo qualcosa di terribile o di sublime, ma non sappiamo più cosa dire. Spalanchiamo la bocca ma non ne esce suono.
Siamo dispersi nell'infinito fluire di suoni e ci sentiamo incapaci di definirli, di dare loro una connotazione, un scena che racconti la loro genesi. Le onde sonore non hanno più una traiettoria da raccontare, perchè l'oceano di suono è frastagliato e burrascoso.
Nell'ipervelocità del flusso al massimo riusciamo a cliccare un “mi piace”sui social network dove la critica non è concessa.
E' forse questa formattazione comunicativa assieme all'infinità e dispersione sonora a zittirci?
Chi parla in radio, spesso parla di altro e usa la musica come intermezzo tra un gossip e una pubblicità, tra una notizia meteo e una “divertente” in un continuum descrittivo di una realtà (vera o virtuale è lo stesso) immodificabile. Oppure, nel migliore dei casi, si racconta il passato: l'epica storia della musica.
Io, da parte mia mi limito ad una constatazione. Banale e ovvia, se volete, ma in qualche misura necessaria: la musica per parlarci ancora deve intrigare, emozionare e per far questo deve saper creare realtà altre, oblique, non omologate. Se sta dentro ai canoni pubblicitari e gossipari non fa altro che obbedire e spacciare realtà consolidate e niente più.
Resta un interrogativo: come scegliere e raccontare un suono che produce immaginari altri, sensi obliqui?
Rischiando di essere parziali (e come non esserlo), indagando dentro alla complessità dell'oggi, essendo incompatibili con gli standard radiofonici, forzando un pensiero disomogeneo e non omologato attraverso la musica e il suo racconto.
Se questo sia ancora possibile e abbia ancora un senso non lo so.
Magari lo scopriremo assieme.
Almeno lo spero!
A:“Sì, faccio una trasmissione musicale”
T:“Ma metti solo la musica o parli anche?”
A:“Parlo, sì insomma, intervengo al microfono”
T:“E di cosa parli?”
A.“Del suono che propongo”
T:“Strano”
Qualche tempo fa era normale che in una trasmissione musicale si parlasse di musica, anzi si cercavano atmosfere nelle emissioni in etere e consigli per gli ascolti dal conduttore, ora questo sembra strano.
Oggi i ragazzi che pubblicano via rete le proprie scalette musicali, mixate o meno (soundcloud, spotify, webradio) non si contano. Buon segno. Segno che il suono ha ancora un certo appeal in questo martoriato paese. Il problema è che tutti quanti, dai più maturi fino a i più giovani non sappiamo più cosa dire della musica. Non sappiamo cosa sia l'oggetto che trattiamo, ascoltiamo qualcosa di terribile o di sublime, ma non sappiamo più cosa dire. Spalanchiamo la bocca ma non ne esce suono.
Siamo dispersi nell'infinito fluire di suoni e ci sentiamo incapaci di definirli, di dare loro una connotazione, un scena che racconti la loro genesi. Le onde sonore non hanno più una traiettoria da raccontare, perchè l'oceano di suono è frastagliato e burrascoso.
Nell'ipervelocità del flusso al massimo riusciamo a cliccare un “mi piace”sui social network dove la critica non è concessa.
E' forse questa formattazione comunicativa assieme all'infinità e dispersione sonora a zittirci?
Chi parla in radio, spesso parla di altro e usa la musica come intermezzo tra un gossip e una pubblicità, tra una notizia meteo e una “divertente” in un continuum descrittivo di una realtà (vera o virtuale è lo stesso) immodificabile. Oppure, nel migliore dei casi, si racconta il passato: l'epica storia della musica.
Io, da parte mia mi limito ad una constatazione. Banale e ovvia, se volete, ma in qualche misura necessaria: la musica per parlarci ancora deve intrigare, emozionare e per far questo deve saper creare realtà altre, oblique, non omologate. Se sta dentro ai canoni pubblicitari e gossipari non fa altro che obbedire e spacciare realtà consolidate e niente più.
Resta un interrogativo: come scegliere e raccontare un suono che produce immaginari altri, sensi obliqui?
Rischiando di essere parziali (e come non esserlo), indagando dentro alla complessità dell'oggi, essendo incompatibili con gli standard radiofonici, forzando un pensiero disomogeneo e non omologato attraverso la musica e il suo racconto.
Se questo sia ancora possibile e abbia ancora un senso non lo so.
Magari lo scopriremo assieme.
Almeno lo spero!
giovedì 1 agosto 2013
Blixa Bargel e Teho Teardo + Rover live
- “Ei diggei! Dai metti i rollinston! Quea che fa uh uh, uh uh! Quea col cesso in copertina.”
- “No guarda, è un gran pezzo, ma stasera facciamo musica elettronica.”
- “Va ben, ma posso vardar a valigia dei dischi? Quei bei i riconosso daea copertina.”
C'è stato un tempo (inizio anni 90) in cui mi
capitava di organizzare delle serate di musica elettronica e
puntualmente mentre facevo girare i dischi arrivava il “rockettaro” che
voleva rovistare fra i tuoi vinili per vedere se trovava qualcosa
attinente ai suoi gusti.
-“Scommetto che tira fuori il disco degli Einstürzende Neubauten col cavallo di Hans Baldung Grien” dicevo io. -“E dalla mia quello dei Meathead con la copertina di Professor Bad Trip” controbatteva Marco (il mio compagno di battaglia).
Difficilmente sbagliavamo, Blixa Bargeld e Teho Teardo
e i rispettivi progetti erano figli della musica industriale e
mettevano d' accordo i fautori dei nuovi suoni elettronici e vecchi
rockettari. Oppure più probabilmente le loro copertine colpivano duro.
Questo per dire che questi due accompagnano i miei
ascolti da molto tempo, quindi vederli suonare assieme è per me un
evento molto speciale.
Ebbene sì , sono qui a Sesto al Reghena per vedere il concerto di Teho Teardo e Blixa Bargeld, ma ad aprire la serata c’è Rover, moniker di Timothée Régnier, in classico trio chitarra, basso, batteria. Rover
entra in scena alle 21.20 e sembra fin dall’aspetto un uomo d’altri
tempi con quell’aria da bohemien che racconta in musica parti del suo
bagaglio di vita: di quando venne espulso dal Libano per problemi di
visto durante un tour con i The New Government, band molto famosa in
Medio Oriente e del suo ritorno forzato in Francia. Racconta del suo
ritiro in Bretagna, nella sua casa dove passa il tempo a scrivere e
comporre. Una“Vita da bohème” come
quella dei personaggi del film di Aki Kaurismaki, anche la sua è una
storia di un esiliato, spaesato in patria e che sogna un vagare per il
mondo impregnato di quell’allegria da naufraghi che non esclude né
dignità né tenerezza. Questi sentimenti sono espressi con una voce che è
ora calda, ora grave ma capace di liberarsi nel cielo stellato
accompagnata da un suono che ha reminescenze di Bowie e Interpol. Un’ora
di concerto di puro romanticismo rock.
Teho Teardo e Blixa Bargeld salgono sul palco alle 23 circa, accompagnati dal violoncello di Martina Bertoni,
dando vita ad una performance di rara bellezza. Bargeld, è sicuramente
il protagonista di questo concerto, la sua presenza è magnetica pur nei
misurati gesti. Presenza imponente, da fuoriclasse, con l'elegante tocco
del calice in mano ad ogni pausa. Teho Teardo però è molto più che la
spalla, anzi si capisce chiaramente che è lui il regista del progetto.
Martina Bertoni infine, puntuale e bravissima, è il giusto tocco di
romantica melodia che ci vuole.Viene ripercorso l’intero album “Still Smiling” con impressionante intensità che arriva al massimo con l'apporto di un quartetto d'archi nei pezzi finali della performance. Richiamati a gran voce dal numerosissimo pubblico ecco che arriva la sorpresa della serata: una magnifica cover di “Crimson And Clover” di Tommy James and The Shondells, qui riproposto in realtà nella versione italiana di Patrick Samson, Soli si muore. Il concerto si chiude con Defenestrazioni. «Ho sempre voluto utilizzare questa parola», afferma Blixa, ed è il miglior finale immaginabile per l'edizione 2013 di Sexto 'nplugged.
- "Ei diggei! Dai metti “another brick in the wall”. Quea col video dei martei che camina."
- "E basta casso, assame star che stasera vado a vedar Blixa a Sexto 'Nplugged!"
mercoledì 24 luglio 2013
Teho Teardo & Blixa Bargeld, Rover Contest
Regaliamo tre biglietti per il concerto di Teho Teardo & Blixa Bargeld, Rover
Vincere è semplice, rispondi alla domanda attraverso spazio commenti del post ricordando il tuo nominativo e la tua mail (che non verrà pubblicata). Tra le risposte esatte verrano estratti i tre vincitori.
Quale è il vero nome di Blixa Bargeld?
Teho Teardo & Blixa Bargeld (leader degli Einsturzende Neubauten) presenteranno a sexto il loro album di canzoni “Still Smiling”, un’opera concepita e composta in due anni di lavoro, con dedizione, lavorando fianco a fianco, decidendo e scegliendo ogni suono, ogni parola, ogni silenzio.
Teho e Blixa dialogano in simbiosi, il canto profondo e intenso di Blixa che spazia dall’italiano, all’inglese e al tedesco, la musica di Teho che sublima e incanta tra archi, elettronica e sperimentazioni.
Line up:
Teho Teardo: tastiere, vibrafono, gloeckenspiel, chitarra;
Blixa Bargeld: voce;
Martina bretoni: violoncello.
ROVER
Un viso da vero eroe, che ricorda un incrocio tra Beethoven e un seguace di Dio, con una voce profonda, potente, abitata… e canzoni che ci fanno pensare all’incontro tra Interpol, Brian Wilson e David Bowie. Il disco di debutto ha ottenuto un successo clamoroso ed è stato acclamato ovunque dalla stampa musicale come un album di rara qualità e pieno di passione, tra pop barocco e prezioso.
Line up:
Timothée REGNIER (voce, chitarre, tastiere)
Arnaud GAVINI (batteria)
Sebastien Hoog (basso)
lunedì 22 luglio 2013
Mùm & Ane Brun live report
Venerdì 19 luglio nella piazza Castello di Sesto al Reghena, la cui bellezza viene presa in prestito ogni estate dal festival Sexto 'nplugged,
puntuale alle 21,15 sale sul palco una donna che riesce con la sua sola
presenza a far dimenticare tutto il cattivo gusto che invade
l'immaginario gossipparo nostrano.
L'eleganza incantatrice di Ane Brun
colpisce, la sua voce è straordinaria, non a caso è stata scelta da
Peter Gabriel per i suoi tour (da sentire “Don't give me up” live dove
interpreta la parte che fu di Kate Bush), la band è affiatata e
supportata da una eccezionale sezione ritmica. Un'ora che vola tra
canzoni più intimiste e altre più spensierate.
E' pop, ma di alta classe.
Dopo Ane Brun tocca agli islandesi, e quando si
parla di musica islandese i primi nomi a venire in mente sono gli ovvi
Sigur Rós e Björk, poi, in seconda battuta, i Mùm.
C'è stato un periodo dove anche i “waver” più duri e
puri, si avvicinarono alla nuova elettronica attraverso la sua parte
più dilatata e sognante, soprattutto quando prendeva spunto dal dream
pop con la voce che disegnava panorami di sconfinata bellezza e
malinconia.
Si parlava di folktronica e i Mum erano una delle punte di diamante della scena.
Era l'inizio degli anni “00” e nel tempo i nostri avrebbero
perso per strada le due gemelline Valtýsdóttir. Fu veramente una brutta
tegola per chi aveva amato quel cantato flebile e fanciullesco, ma ora
che una delle due (Gyða) è tornata con quella voce infantile e
sussurrata, i Mùm con i loro suoni tenui e rilassati, con i loro ritmi insinuanti, tornano ad incantare.
La scaletta ripercorre la carriera del gruppo con alcune nuove canzoni dall'album che uscirà in settembre, come Toothwheels
dove Gyða improvvisa una narcolettica danza. Da segnalare, prima del
bis, Gyða che dovendo prendere tempo per l'accordatura degli strumenti
coinvolge il pubblico intonando “La casa” di Sergio Endrigo. Per entrare
nella casa sonora Mùm, come in quella della canzone di
Endrigo bisogna avere una certa confidenza con il mondo sognante di un
fanciullo,solo così la mancanza del soffitto diventa occasione per
volare.
Il concerto è stato come volare in quelle notti di
una decina d'anni fa, passate ascoltando questi suoni. Certo è passato
un po' di tempo, ma riviverle in questo straordinario luogo ed insieme a
tante altre anime sensibili non ha prezzo.
Setlist Mùm:
Sveitin milli sanda
Slow Down
We Have a Map of the Piano
Guilty Rocks
Weeping Rock, Rock
The Ballad of the Broken Birdie Records
Blow Your Nose
A Little Bit, Sometimes
One Smile
Green Grass of Tunnel
Toothwheels
Now There's That Fear Again
Encore:
The Island of Children's Children
lunedì 15 luglio 2013
Sexto 'Nplugged Contest
19 LUGLIO Sesto al Reghena (PN)
Vincere è semplice, rispondi alla domanda attraverso spazio commenti del post ricordando il tuo nominativo e la tua mail (che non verrà pubblicata). Tra le risposte esatte verrano estratti i due vincitori.
Per quale etichetta hanno debuttato i MUM?
Guarda il nuovo videoclip dei Mùm “Toothwheels", primo singolo che anticipa il nuovo album "Smilewound" in uscita il 17 settembre 2013.
Ane Brun: Words
mercoledì 3 luglio 2013
Diserzioni 2 luglio: Di giaccio in acqua
dal bacino della nostra fonte fluiscono
come fiotti che cadono e toni che specchiano
beatamente coagulano il tempo
in perfetti cristalli di senso
avvolgendo di suoni l'anima
sciogliendola come il ghiaccio in acqua
Dj Spooky:
Of Water and Ice feat. Jin-Xiang
(Dubstep Remix)
Sophie: Elle
Moderat: let
in the light
Seafloor: I Won't Love You
Author: Paint By Numbers (feat Quark)
shigeto: Detroit1
Villagers: {awayland}
AUN: la luna
Ben Lukas Boysen: Gravity
Mu-Ziq:
Gunnar
Iscriviti a:
Post (Atom)





