Suoni si trascinandosi lenti,
scivolano l'uno sull'altro
poi, si ricongiungono,
lasciandosi dietro una scia
come gocce di pioggia sul vetro.
Tom Middleton feat. Sophie Barker: Glass Raindrops
The Opiates: Rainy Days and Saturdays
Spooky & Billie Ray Martin: Persuasion
Sense: Praise
Mark Von Hoen: Where Were You
New Order: Blue Monday (Biosphere remix)
Plaid: Craft Nine
B. Fleischmann: For M - A Tribute To Mark Linkous
Solar Fields: Broken Radio Echo
Anthony Rother: Iron Dust
venerdì 13 gennaio 2012
venerdì 23 dicembre 2011
2011, The Sound Beyond The Crisis
La musica degli ultimi anni è stata
semplicemente il prodotto perfetto di un mondo che non è più capace
di riprodursi, ma solo di autoclonarsi. Non sembra più in grado di
rigenerarsi, ma solo di espandersi istericamente e in modo
incontrollato. Ma attenzione questo non è un giudizio di condanna,
perchè la musica, a differenza del mondo, è diventata anche
patrimonio comune, un enorme bacino a disposizione di tutti.
Il problema è che in questa
iperproduzione a volte si tende a sentire solo chi tende ad
espandere e perfezionare la facilità di ascolto e di fruizione e non
chi è interessato a cambiare ed evolversi.
Forse quello che a noi sembra pare un
appiattimento è invece il lento formarsi di un'altra percezione del
tempo, una percezione combinatoria e non lineare. Forse il suono sta
diventando capace di concepire contemporaneamente diversi piani
dell'esperienza, passata, presente e futura e di convivere con
apparati tecnologici ipercomplessi e iperveloci, insomma di avere una
percezione non storica della temporalità.
Forse la cosidetta “retromania”
nasce da questi inevitabili processi e da questa infinita produzione
derivata dall'avere a disposizione l'intera storia sonora da
modificare a piacere.
Da questo desertoceano partono però
mille rivoli che vale la pena di seguire con emozione e passione, ed
è quello che Diserzioni tenta di fare.
Anche in questo 2011 ci sono stati suoni
di fremente intensità, sensazioni confliggenti di grandezza e
desolazione, slanci futuristici e danze di fantasmi.
Per quanto mi riguarda il suono
dell'anno della crisi è quello del ribollire dei bassi sullo sfondo con quelle voci fantasmatiche che compaiono/scompaiono in mezzo a
quel territorio infinito e instabile, che è il sound attuale.
Semplicemente un modo per seppellire in
un mare di bassi e al contempo far fiorire in superficie
inquietudini che attraversano questi tempi di crisi. A dar man forte
a questo avvincente dualismo istintivo ci sono le atmosfere
perennemente cupe presenti nei pezzi, e le vibranti “vocal
weirdness” che emergono timidamente in superficie. Sono voci in
equilibrio precario mentre tutto intorno traballa, ma che sanno farsi
accumulo, farsi forma che muove e si muove.
…. Ci sono momenti poi in cui il mal
di mare è talmente forte che si sente il bisogno di un ritrarsi, di
un movimento di sottrazione dal rumore di fondo. In alcuni momenti
c'è bisogno di creare le condizioni per l'ascolto del silenzio, ed
allora ci vengono in soccorso le sconfinate distese ambientali, ma
questo è “suono che va oltre il tempo della crisi”.
10 Album
Desolate: The Invisible
Insurrection
Clams Casino -
Instrumental
Volon flex: Tramp
Integral: The Past Is My
Shadow
Arc: Wire Migraine
Balam Acab: Wander -
Wonder
Leyland Kirby: Eager To
Tear Apart The Stars
Bvdub: All release 2011
Swarms: Old Raves End
Silent Strike:
Instrumentals
5 Tracks
Every Silver Lining Has A
Cloud: A Stolen Life
Blackfield: Dissolving
With The Night
Chelsea Wolfe: Benjamin
The Secret Life of the
Black Suit: Immagine Nascosta
Pallers: Nights
venerdì 16 dicembre 2011
Domenica 18 dicembre: Suoni sotto la via lattea
Suoni solcano l’oscurità della notte
con una luminosità attutita e morbida
cullando chi si affanna a seguire la
loro immensa scia
Suoni solcano l'oscurità della notte
e la mente si perde ad immaginarne il percorso
alterando la nostra
percezione di infinito
Tearwave:
Under A Milky Way
Hammock/
Steve Kilbey/ Timebandit Powles: Parkers
Chapel
Mint Julep:
Stay
Memoryhouse: Sleep Patterns
Eleventh
Floor Records: Stellar
Ghost Bike:
Time Everything Man Nothing
Borealis: Wandering Atrial
Obfusc: Our
Signals Coalesce
Tycho: Dive
Immanu El:
To The Ocean
venerdì 9 dicembre 2011
Domenica 11 dicembre: Vibrante cosmo
Un Ribollire oscuro di bassi
che s'allargano a macchia d'olio
prima d'aprirsi in melodiche
pulsioni
che sembrano provenire da un
vibrante cosmo
da esplorare con profonda emozione
Kazi Ploae - Investigatii ( Silent
Strike Instrumental )
Volon flex: Unfeeling
Anstam: To All The Voices
Shakleton & Pinch:
Monks On The Rum
Sepalcure: Carrot Man
Machinedrums: Where Did We
Go Wrong
Sully: Trust
Floating points: Sais
The Fear Ratio: Guv 1
Raime: Told And Collapsed
Arc: Neptune
venerdì 2 dicembre 2011
Domenica 4 dicembre: Rumore bianco
Quella notte sentii un nuovo suono
Lento, inaspettato, capace di mascherare le cose che
conosciamo
Lo ascolto cambiare il paesaggio,
Lo sento mentre
scende, senza sapere dove andrà a finire.
Lo percepisco, lo seguo ma non riesco a distinguerlo
in questa bianca invasione di impercettibili rumori
Stormloop: Snowbound
Bvdub: This
Place Has Only Known Sadness
Murya:
Snowfield
Shigeto:
New Light
Jacaszek:
Dare Gale
Andrew
Thomas: Black Sky Bright Sun
Arc Of
Doves: I Remember When
Aun:
Phantom
Vladislav
Delay: Levite
Woob: To
The City
martedì 29 novembre 2011
Vincere la paura del contagio
The way of sound
Nel mediascape, nelle elite economiche e finanziarie domina la paura del contagio.
Nel mediascape, nelle elite economiche e finanziarie domina la paura del contagio.
Ora soprattutto quello
della crisi economica, ma prima c'erano stati altri contagi, altri
elementi estranei da evitare.
Ma il bacillo più pericoloso da sempre è quello delle idee, quello culturale, quello che attecchendo cambia il soggetto arrivando a modificarne la visione del mondo.
Occupandomi di musica, che da sempre è fatta di contaminazioni, non posso che provare un certo fastidio.
Nel suono attuale poi la disposizione al contagio è totale, la versione definitiva e unica di un brano non esiste più, ed è normale che un pezzo abbia svariate versioni.
Uno dei gruppi pop per eccellenza, i Radiohead, ha pubblicato, per esempio, un serie infinita di remix del loro ultimo album, contagiandosi con le svariate facce del suono underground, fino ad arrivare alla pubblicazione del recente doppio cd che raccoglie molte di queste versioni.
Perfino la cosiddetta “musica colta” si è ibridata con quella più “pop” e i confini tra alta e bassa sono quasi svaniti, basti pensare alla “modern classic” dove musicisti con formazione classica ci deliziano con splendidi esempi di ambient music vicina alle nuove vie del suono elettronico.
Ormai molti artisti mettono a disposizione in rete la scatola di montaggio dei loro brani per farli rimontare in svariati modi.
E in rete prolifera il mash-up: un modo di dire Creolo che ci parla di fare ibridazione, poltiglia, distruzione creatrice di nuovi incroci e contagi.
Insomma i consumatori di suoni non sono più tali, e iniziano a considerare le opere non più fisse o immutabili, ma cominciano a sperimentare il gusto di avere un certo controllo su di esse.
Questo nuovo paesaggio invita a abbandonare il mondo in cui ognuno sta passivamente al suo posto e inizia a sviluppare il gusto del coinvolgimento attivo e soprattutto non concepisce la proprietà esclusiva di un’opera.
Il contagio è bello e vissuto come condivisione, come cambiamento e apertura, come pratica comune.
Ed è forse questo che fa più paura.
Ma il bacillo più pericoloso da sempre è quello delle idee, quello culturale, quello che attecchendo cambia il soggetto arrivando a modificarne la visione del mondo.
Occupandomi di musica, che da sempre è fatta di contaminazioni, non posso che provare un certo fastidio.
Nel suono attuale poi la disposizione al contagio è totale, la versione definitiva e unica di un brano non esiste più, ed è normale che un pezzo abbia svariate versioni.
Uno dei gruppi pop per eccellenza, i Radiohead, ha pubblicato, per esempio, un serie infinita di remix del loro ultimo album, contagiandosi con le svariate facce del suono underground, fino ad arrivare alla pubblicazione del recente doppio cd che raccoglie molte di queste versioni.
Perfino la cosiddetta “musica colta” si è ibridata con quella più “pop” e i confini tra alta e bassa sono quasi svaniti, basti pensare alla “modern classic” dove musicisti con formazione classica ci deliziano con splendidi esempi di ambient music vicina alle nuove vie del suono elettronico.
Ormai molti artisti mettono a disposizione in rete la scatola di montaggio dei loro brani per farli rimontare in svariati modi.
E in rete prolifera il mash-up: un modo di dire Creolo che ci parla di fare ibridazione, poltiglia, distruzione creatrice di nuovi incroci e contagi.
Insomma i consumatori di suoni non sono più tali, e iniziano a considerare le opere non più fisse o immutabili, ma cominciano a sperimentare il gusto di avere un certo controllo su di esse.
Questo nuovo paesaggio invita a abbandonare il mondo in cui ognuno sta passivamente al suo posto e inizia a sviluppare il gusto del coinvolgimento attivo e soprattutto non concepisce la proprietà esclusiva di un’opera.
Il contagio è bello e vissuto come condivisione, come cambiamento e apertura, come pratica comune.
Ed è forse questo che fa più paura.
venerdì 25 novembre 2011
Domenica 27 novembre: Introspective Dance Music
quando la malinconia è strumento di crescita
quando l'introspezione diventa forza
quando investigando al tuo interno trovi vie d'uscita
quando angoscia e paura svaniscono
in beate danze neurali
Integral:
Pop Realtà
Tapege:
Ethyl
Libido
Formandi: Anonymous Imaginary
Contagious
Orgasm: In A Flow
Haujobb:
Control
Zavoloka:
Splendent Viscid Fluid
Laurel
Halo: Constant Index
Biosphere/The
Sight Below: Shika-1.1
Buckminster
Fuzeboard: Funny Noises
Ocoeur:
Ephemeral Beauty
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